SINTESI MATERICA
IL CICLO TRAGICO
Questo ciclo rappresenta un’evoluzione viscerale e oscura nella ricerca post-fotografica dell’artista. Abbandonando le geometrie cosmiche e architettoniche, “Sintesi Materica” si immerge nel puro pathos, trovando la sua risonanza nelle partiture più terrene e sofferte di compositori come Aram Khachaturian e Giya Kancheli.
Il punto di partenza è sempre un reperto fotografico reale e intoccato: pietre grezze, conglomerati erosi dal tempo, frammenti di natura silente o istantanee rubate all’alienazione urbana. Attraverso un sapiente uso della ‘camera oscura digitale’, questi reperti vengono decontestualizzati e isolati nel Nero Guddo, uno spazio vuoto e assoluto, simile a un palcoscenico teatrale avvolto nell’oscurità.
La luce non è più usata per descrivere, ma per scavare. L’isolamento nel nero inchiostro esalta la ruvidezza tattile della materia, trasformando le rocce in ‘carne sculturale’ viva e sofferente. Un’indagine sul dolore, sulla memoria e sulla resistenza della materia, dove fotografia, scultura e tragedia musicale diventano un’unica, monumentale entità.
This cycle represents a visceral and obscure evolution within the artist’s post-photographic investigation. Abandoning cosmic and architectural geometries, Sintesi Materica plunges into pure pathos, finding its conceptual resonance in the most earthly and tormented scores of composers such as Aram Khachaturian and Giya Kancheli.
The ontological starting point is invariably a real, unaltered photographic artifact: raw stones, time-eroded conglomerates, fragments of silent nature, or snapshots seized from urban alienation. Through a rigorous execution within the ‘digital darkroom’, these vestiges are decontextualized and isolated within the “Nero Guddo”—an absolute, vacant void, akin to a theatrical stage consumed by darkness.
Light is no longer employed to describe, but to excavate. The isolation within this inky abyss elevates the tactile austerity of the matter, transmuting rocks into living, agonizing ‘sculptural flesh’. It is an inquiry into sorrow, memory, and the endurance of matter, where photography, sculpture, and musical tragedy converge into a single, monumental entity.

CADENZA D’INGANNO (SINTESI MATERICA), 2026
L’opera esplora l’istante esatto in cui lo slancio vitale del volo viene brutalmente arrestato e assimilato da un limite fisico.
Sospesa in un abisso assoluto, la figura subisce la gravità inesorabile del sistema: le mani si fondono con la materia oscura (“Nero Guddo”), trasformando l’ostacolo nella sua stessa prigione.
La traduzione visiva di una cadenza d’inganno, concepita per risuonare sulle frequenze tragiche del “Lacrimosa” del Requiem di W.A. Mozart.
The work explores the precise instant in which the vital momentum of flight is brutally arrested and assimilated by a physical boundary. Suspended within an absolute abyss, the figure is subjected to the inexorable gravity of the system: the hands fuse with the dark matter—the “Nero Guddo”—transmuting the obstacle into its own prison. It is the visual translation of a deceptive cadence, conceived to resonate upon the tragic frequencies of the Lacrimosa from W.A. Mozart’s Requiem.
L’opera è certificata, firmata dall’autore e resa disponibile in due esclusive tirature:
Premium Edition (Tiratura Limitata 1/5 + 1 P.A.)
Fotografia Visionaria a Sintesi Digitale Stampa Fine Art museale su carta Hahnemühle Photo Rag
Dimensioni: 90 x 90 cm
👉 Verifica Quotazione e Acquisizione su Artmajeur (
Monumental Edition (Tiratura Limitata 1/3 + 1 P.A.)
Fotografia Visionaria a Sintesi Digitale
Montaggio museale su pannello in alluminio DiBond con cornice fluttuante (ArtBox) in alluminio nero opaco
Dimensioni: 100 x 100 cm
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DON’T GRIEVE – IL PESO DEL SILENZIO (SINTESI MATERICA), 2026
Un omaggio visivo alle profondità cavernose e ai silenzi abissali del compositore Giya Kancheli.
La materia non si spezza, ma trattiene il dolore fino a consumarsi dall’interno.
A visual homage to the cavernous depths and abyssal silences of the composer Giya Kancheli. Matter does not fracture,
but retains the sorrow until it is consumed from within.
Fotografia Visionaria a Sintesi Digitale su Carta
Edizione Limitata 1/7, firmata e certificata dall’autore
Dimensioni: 80,4 x 60 cm
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L’ASSOLUZIONE DEL SUONO (SINTESI MATERICA), 2026
La grata di un antico confessionale barocco diventa una soglia che si dissolve nell’assoluto. Dall’oscurità emerge la forma fantomatica di un violoncello: il suono sostituisce la parola, erigendosi a suprema forma di redenzione, in profonda sinergia con la solennità tragica della Sarabanda in Do Minore di J.S. Bach
The grille of an antique Baroque confessional becomes a threshold dissolving into the absolute. From the obscurity emerges the spectral form of a cello: sound supplants the spoken word, elevating itself as the supreme paradigm of redemption, in profound synergy with the tragic solemnity of J.S. Bach’s Sarabande in C Minor.
Fotografia Visionaria a Sintesi Digitale su Carta Edizione Limitata 1/7,
firmata e certificata dall’autore
Montaggio su Alluminio con cornice fluttuante (Floating Frame)
Dimensioni: 120,5 x 90 cm
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CARNE DI PIETRA (SINTESI MATERICA), 2026
C’è un fuoco che arde dove la materia sembra inerte: questa scultura digitale è l’incarnazione visiva del pathos.
Il rosso ruggine che affiora e sanguina dalla fessura centrale è la traduzione materica dell’Adagio di Spartacus di Aram Khachaturian.
Un monumento alla sofferenza in cui la luce non si limita a descrivere, ma scava.
A fire burns where matter appears inert: this digital sculpture is the visual incarnation of pathos. The rust-red that surfaces and bleeds from the central fissure is the material translation of Aram Khachaturian’s Adagio of Spartacus. A monument to suffering in which light does not merely describe, but excavates.
Fotografia Visionaria a Sintesi Digitale su Carta Edizione Limitata 1/7,
firmata e certificata dall’autore
Montaggio su Alluminio con cornice fluttuante (Floating Frame)
Dimensioni: 107,5 x 60 cm
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PENSIERI IN ALTO MARE – L’ABISSO DEI VORTICI (SINTESI MATERICA), 2024
“Navigare non è un movimento nello spazio, ma un attrito nell’anima.”
Il mare si cristallizza in una distesa vischiosa di catrame, circondato da titaniche cattedrali del silenzio. In questa claustrofobia materica, una minuscola barca bianca resiste all’assorbimento totale.
L’opera vibra sulle frequenze di “Terra Aria” di Giovanni Sollima: una sinfonia visiva in cui il violoncello gratta sulla materia oscura per cercare disperatamente la luce.
“Navigating is not a movement through space, but a friction of the soul.”
The sea crystallizes into a viscous expanse of tar, encircled by titanic cathedrals of silence. Within this material claustrophobia, a minuscule white vessel resists absolute absorption. The work oscillates upon the frequencies of Giovanni Sollima’s Terra Aria: a visual symphony in which the cello scrapes against the dark matter in a desperate pursuit of light.
Fotografia Visionaria a Sintesi Digitale su Carta Edizione Limitata 1/5,
firmata e certificata dall’autore
Dimensioni: 60 x 90 cm
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NO LANDMINES, YES TOYSLAND (SINTESI MATERICA), 2026
L’opera nasce da un’esigenza civile e affonda le sue radici nella “Broken Chair” di Daniel Berset a Ginevra, simbolo universale della lotta contro le mine antiuomo. Il legno del monumento originale viene qui tramutato in pietra lavica e ferro ossidato, mentre getti d’acqua si cristallizzano in schegge di vetro affilato: un campo minato metafisico inghiottito dal “Nero Guddo”. È la tragica frizione tra l’innocenza e la rovina, concepita per risuonare in profonda simbiosi con il II Movimento della Sinfonia n. 3 di Henryk Górecki.
The work originates from a civic imperative, anchoring its conceptual roots in Daniel Berset’s Broken Chair in Geneva—a universal symbol of the campaign against anti-personnel mines. The timber of the original monument undergoes a radical transmutation into lavic stone and oxidized iron, while jets of water crystallize into shards of sharpened glass: a metaphysical minefield engulfed by the absolute void of the “Nero Guddo”. It is the tragic friction between innocence and ruin, conceived to resonate in profound symbiosis with the Second Movement of Henryk Górecki’s Symphony No. 3.
L’opera è certificata, firmata dall’autore e resa disponibile in due esclusive tirature:
Standard Edition (Tiratura Limitata 1/7)
Fotografia Visionaria a Sintesi Digitale Stampa Fine Art museale su carta Hahnemühle Photo Rag Baryta 315g
Dimensioni: 64,2 x 40 cm
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Collector Edition (Tiratura Limitata 1/3)
Fotografia Visionaria a Sintesi Digitale
Montaggio museale su pannello in alluminio DiBond con cornice fluttuante (Floating Frame)
Dimensioni: 103,1 x 67,2 cm
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MASCHERE – REQUIEM ACUSTICO (Omaggio a Lutosławski) SINTESI MATERICA, 2026
Questa Edizione Monumentale si innesta nel “Ciclo Tragico” spingendo l’indagine sul dolore e sulla memoria verso la sua dimensione sinestetica estrema. L’originale fotografico (Verità Analogica) viene sottoposto a una brutale de-costruzione algoritmica, ma non cede all’oblio. Il profilo centrale resiste all’isolamento nel vuoto spaziale, ergendosi come carne scultorea viva e imperturbabile, opponendosi al collasso con la stessa ostinata solitudine del violoncello solista nel Concerto per Violoncello di Witold Lutosławski. Al contrario, i volumi periferici subiscono l’aggressione del rumore, sventrati e tramutati in spietate frequenze d’onda visibili, pari al contrappunto aleatorio degli ottoni. Questa tensione dialettica non è un semplice glitch digitale, ma la traduzione visiva di una tragedia musicale contemporanea: il grido della materia lacerata dalla sua stessa risonanza prima di essere inghiottita dall’abisso.
This Monumental Edition integrates into the “Ciclo Tragico” by pushing the investigation of pain and memory toward its extreme synesthetic dimension. The analog photographic truth is subjected to a brutal algorithmic de-construction, yet it refuses oblivion. The central profile resists its isolation within the spatial void, standing as living, imperturbable sculptural flesh. It opposes the collapse with the same obstinate solitude as the solo cello in Witold Lutosławski’s Cello Concerto. Conversely, the peripheral volumes suffer the aggression of noise; they are eviscerated and transmuted into ruthless, visible wave frequencies, mirroring the brass section’s aleatoric counterpoint. This dialectical tension is not a mere digital glitch, but the exact visual translation of a contemporary musical tragedy: the silent scream of matter torn apart by its own resonance before being swallowed by the abyss.
Collector Edition (Museum Edition of 3)
Fotografia Visionaria a Sintesi Digitale
Montaggio museale su pannello in alluminio DiBond con cornice Floating ArtBox in alluminio (Profilo 50 mm, Nero).
Dimensioni: 135×101 cm (Full Bleed)